sabato 14 novembre 2009

Intervista a Ennio Morricone (Avvenire): il suo rapporto con la musica sacra

Vi posto un piccolo estratto dall'intervista a Ennio Morricone, uscita su Avvenire, in occasione del suo invito all'incontro del Papa con gli esponenti del mondo dell'Arte.

14 Novembre 2009
Inervista a Ennio Morricone
Musica western? Sì, ma non in chiesa
....
Che importanza ha per lei la musica sacra?

«La storia della musica è partita dalle esperienze liturgiche, l’opera è partita dalla Messa come sacra rappresentazione. Pensiamo a grandi compositori, come i maestri di cappella o Girolamo Frescobaldi. Tutto è venuto dalla musica sacra e dal canto gregoriano. Ma la Chiesa, dopo il Concilio Vaticano II, sta perdendo la grande tradizione del gregoriano. Sta succedendo quello che si verificava prima del Concilio di Trento, quando si mischiavano elementi profani alle melodie sacre. E Benedetto XVI fa bene a richiamare una certa attenzione. Oggi nelle chiese assistiamo a un guazzabuglio per cui con le chitarre si suonano pezzi western su testi come l’Ave Maria…».

Fonte
Anche in chiesa, la musica è cambiata....
Ieri:

Oggi:

Al via a Roma il Festival della Musica e Arte Sacra (18-22 novembre)

Presentato questa mattina il Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra, che si svolgerà a Roma dal 18 al 22 novembre - con un'appendice l'11 dicembre - nella cornice delle quattro basiliche papali e in quella di Sant'Ignazio in Campo Marzio. Consolidatasi nel corso degli anni come manifestazione di respiro internazionale, l'edizione di quest'anno punta esplicitamente alla romanità: a fare la parte del leone saranno dunque la polifonia romana, che in Palestrina trova uno dei momenti di massimo fulgore, e l'organo, strumento d'elezione della liturgia cattolica. Nelle parole del cardinale Angelo Comastri e del Dr. Hans Albert Courtial, rispettivamente presidente onorario e presidente della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra che organizza il Festival, la soddisfazione per un progetto che ancora una volta richiama l'attenzione sull'importanza di quest'arte nella liturgia, ma anche le difficoltà sempre crescenti che si sono dovute affrontare nella realizzazione, superate anche grazie a varie collaborazioni, tra cui quella col Festival Europeo d'Organo In cammino per Roma e quella col Palatia Classic (Festival Internazionale di Musica Classica del Palatinato).
Tra gli eventi di rilievo nel programma (che è possibile scaricare qui): il ritorno di Domenico Bartolucci - storico direttore della Cappella Sistina - a San Pietro (il 19/11) per dirigere il suo coro in brani della polifonia palestrinana; il concerto dei Wiener Philharmoniker - orchestra 'in residence' del Festival - a Santa Maria Maggiore (il 20/11) che eseguiranno Mozart e Schubert nella loro formazione cameristica; l'appuntamento coi solisti dell'orchestra sinfonica del Bayerischer Rundfunk Monaco (il 22/11 a Sant'Ignazio) insieme a Johannes Skudlik, direttore e solista sull'organo Tamborini, strumento che farà nuovamente sentire la sua voce dopo il complesso restauro avvenuto proprio grazie alla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra. Chiuderà il Festival l'atteso appuntamento (l'11/12) con i Wiener Sängerknaben, l'antico coro di voci bianche di Vienna, per un concerto a Santa Maria Maggiore dedicato a brani natalizi.



Modalità per partecipare è essere sostenitori della Fondazione che promuove il Festival. Qui tutti i particolari.

venerdì 13 novembre 2009

Papa Benedetto incide un CD di canti religiosi ispirati al gregoriano, e pure multireligioso.



Geffen/Universal e Multimedia San Paolo hanno siglato un accordo discografico mondiale per la pubblicazione di un album con registrazioni della voce di Papa Benedetto XVI. “Sono convinto che la musica sia veramente il linguaggio universale della bellezza – ha commentato Papa Benedetto XVI - capace di unire fra loro gli uomini di buona volontà su tutta la terra”.

L’album, che uscirà in tutto il mondo il 29 novembre 2009, è una raccolta di otto brani originali di musica sacra moderna con preghiere, litanie e canti mariani. Ciò che rende veramente unica questa pubblicazione è la voce di Papa Benedetto XVI - in latino, italiano, portoghese, francese e tedesco – per la prima volta su un album grazie alle registrazioni fornite da Radio Vaticana. Parte dei proventi derivanti dalla vendita dell’album sarà destinata all’educazione musicale dei bambini poveri in tutto il mondo. Colin Barlow, Presidente di Geffen UK ha dichiarato: “Siamo onorati di essere partner di questa produzione storica che, per la prima volta porterà su un CD la voce di Papa Benedetto XVI ad un pubblico mondiale grazie a queste entusiasmanti composizioni musicali”.

Don Vito Fracchiolla, Presidente di Multimedia San Paolo ha dichiarato: “Questo accordo è stato reso possibile da Multimedia San Paolo in collaborazione con Radio Vaticana. Siamo felici di aver partecipato alla realizzazione di un’opera di grande valore culturale, in linea con la missione del Gruppo San Paolo, destinata a tutte le persone, senza distinzioni”. In Alma Mater Papa Benedetto XVI legge e canta brani e preghiere accompagnato dal Coro dell’Accademia Filarmonica Romana diretta, nella Basilica di San Pietro, da Monsignor Pablo Colino, Maestro Emerito della stessa Basilica.

La celebre Royal Philharmonic Orchestra accompagna tutti i brani appositamente commissionati con una sessione di registrazione che ha avuto luogo nei mitici Abbey Road Studios di Londra. Un'idea originale di don Giulio Neroni. I tre compositori a cui sono stati commissionati gli 8 pezzi del disco sono Simon Boswell, Stefano Mainetti e Nour Eddine, rispettivamente non credente, cattolico e musulmano. Dalle dichiarazioni di Vincent Messina, producer del disco, apprendiamo che “… i compositori non sono stati scelti per la loro fede ma per la loro capacità, così da rappresentare perfettamente l’intenzione di produrre un CD di attrattiva universale”.

Nel comporre le musiche di Alma Mater, il processo è stato inusuale, in quanto il punto di partenza per i compositori non è stato scrivere la musica ma usare i canti gregoriani come base per la loro ispirazione. Stefano Mainetti: “In questo caso, a differenza di quando si compone su una sceneggiatura da film, la sceneggiatura sono stati i Canti Gregoriani cantati dal Coro e le parole del Papa.

Elementi che hanno fornito "un’incredibile ispirazione". Simon Boswell: “Nello spazio storico della Basilica di San Pietro, mentre ascoltavo risuonare i canti gregoriani, mi sentivo come ipnotizzato, dominato da un senso di grande responsabilità. La stessa responsabilità che ho provato quando abbiamo sincronizzato le nostre creazioni con la voce del Santo Padre: mentre componevo ero molto emozionato nell’ascoltare la Sua voce.

Per me, l’album ha un incoraggiante ed emozionante nucleo che, come per l’arte Rinascimentale, non è necessario essere cattolico anglicano o musulmano per poter apprezzare”. Nour Eddine: “ E’ stata una grande sorpresa quando Vincent Messina mi ha chiesto di contribuire a questo album perché il mio background musicale è arabo e non classico, ma i Canti Gregoriani e le melodie arabe hanno profonde radici storiche. E’ stato un momento magico quello in cui la tradizione del Canto Gregoriano e la melodia araba si sono fuse insieme in maniera così armonica”.

Fonte.

giovedì 12 novembre 2009

L'arcivescovo di Canterbury cerca di fermare l'esodo degli anglo-cattolici.



La stampa inglese sta commentando in questi giorni i sermoni predicati ultimamente dal Dott. Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury (capo della comunione anglicana).
Pare che in sue recenti visite pastorali a parrocchie anglo-cattoliche abbia fatto espliciti riferimenti al futuro "incerto e caotico" che attende la Chiesa d'Inghilterra e tutta la comunione anglicana, insistendo però che è possibile: "condurre una vita di santità cattolica perfino all'interno della Comunione con la Sede di Canterbury". Un'espressione, quest'ultima, che lascia non poco perplessi i commentatori di cose religiose d'oltremanica.
Viene anche rivelato che la settimana prossima Sua Grazia Williams sarà a Roma, dove avrà anche un incontro con il Papa.
Il punzecchiante Damian Thompson, dal suo Blog di "santo fumo", (quello che chiama Williams l'arcidruido) non si tira indietro nel dare addosso all'attitudine dell'arcivescovo che, a suo dire, pare barcamenarsi continuamente fra l'esigenza di tenere tutti nella barca anglicana, le sue personali convinzioni che spesso divergono dalla sua attività pubblica e il suo paternalismo nel lisciare, adesso, gli anglo-cattolici. Ma questi stanno già studiando a fondo la Costituzione Anglicanorum coetibus...

mercoledì 11 novembre 2009

Anglicani-Cattolici: la Fraternità Sacerdotale di San Martino

Tra le piccole realtà delle fraternità sacerdotali che tornano in comunione con la Chiesa Cattolica, dovremmo tra poco iniziare a riconoscere una nuova sigla: FSSM (Fraternitas Sacerdotalis Sancti Martini). Si tratta di un gruppo di preti anglicani provenienti in maggioranza della TAC (la Traditional Anglican Communion che ha chiesto e ottenuto da Roma un modo per unirsi corporativamente alla Chiesa Cattolica).


Sotto la tutela celeste del grande pastore francese San Martino, questa fraternità sacerdotale (nata l'11 novembre 2002 nell'Australia del Sud) si propone quanto segue:

"Come società clericale di vita apostolica, la Fraternità Sacerdotale di S. Martino vive il suo carisma di impegno per la tradizione liturgica classica nel contesto del ministero pastorale vesto i fedeli laici che, a loro volta, aderiscono alla medesima tradizione. Sebbene i membri della Fraternità mantengano la propria identità di preti secolari, essi sono sostenuti personalmente e nel loro ministero sacerdotale dalla vita comune, la quale inoltre si presta a permettere la celebrazione della liturgia con maggior solennità"

Il motto, quanto mai attuale, è "Pulchritudo semper antiqua nova": bellezza sempre antica, sempre nuova.

Per chi voglia approfondire la conoscenza della liturgia anglicana da loro seguita, la Fraternità offre sul proprio sito l'intero English Missal, cioè il Messale Tridentino tradotto nell'inglese liturgico. Qui trovate un PDF con l'ordinario della Messa. E qui il proprio del tempo e dei santi. Questa forma liturgica tipica degli Anglo Cattolici di inizio secolo scorso sta in realtà declinando, da quando moltissime parrocchie anglicane hanno iniziato ad utilizzare il Messale Romano di Paolo VI in inglese (la cui attuale traduzione è l'orrido dell'orrido, ma la nuova versione si preannuncia di gran lunga migliore e più fedele all'originale).

Storie di San Martino - duomo di Lucca - San Martino celebra la Messa; San Martino esorcizza un ossesso

martedì 10 novembre 2009

Le chiacchiere episcopali raggiungono il parossismo e la mancanza di buon gusto




Il Gazzettino edizione di Padova di ieri sparava a tutto volume la notizia della supposta nomina episcopale a Treviso di Mons. Mattiazzo, attuale vescovo di Padova, per far posto nella Diocesi patavina a Mons. Gianfranco Agostino Gardin, attuale Segretario della Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e S.V.A.
Nell'edizione di oggi si rincara la dose, e si afferma in prima pagina che manca solo la data del cambio della guardia. Nessuno negli ambienti padovani sa niente, il giornale tuttavia parla di "scenari percorribili", "fonti romane" non ben definite che confermano non si sa cosa, e intanto le chiacchiere corrono. Questa è l'unica cosa certa. Ed è anche certo che le chiacchiere partono dai sacri palazzi. Purtroppo.
Un "vescovo con la valigia", così è definito Mons. Antonio Mattiazzo, pronto a spostarsi di pochi chilometri dopo vent'anni di onorato servizio alla sua Chiesa nativa.
Mons. Gardin ormai è trattato da vescovo buono per tutte le piazze: qualche mese fa era dato a Udine, dove invece è andato l'ex vescovo di Treviso Andrea B. Mazzoccato. Poi lo stesso Gardin era pronosticato a Treviso, adesso a Padova. Chi più ne ha più ne metta. E intanto, silenziosamente,  egli continua il suo solerte lavoro vaticano a servizio dei religiosi e delle religiose dei cinque continenti. Con la cristi delle suore negli Stati Uniti, la visita apostolica dei Legionari di Cristo, e il proliferare di nuovi gruppi e forme di vita religiosa da vagliare, il lavoro certo non gli manca. Non si capisce proprio quale vantaggio avrebbe la Santa Sede nel vederlo sulla cattedra di San Prosdocimo. E' ben più facile trovare un nuovo vescovo di Treviso, che cercare attraverso improbabili spostamenti un altro segretario per una delicata congregazione vaticana. Probabilmente ci sono anche potenti gruppi religiosi che insistono sulla sua rimozione: in questo caso, infatti, non si parla di promozione di un arcivescovo segretario ad una sede non arcivescovile, per quanto nobile e bella.
Una cosa che i giornalisti ben imbeccati non dovrebbero trascurare è che Mons. Gardin proviene dall'Ordine dei Frati Minori Conventuali, i quali a Padova tengono non solo la Basilica di Sant'Antonio, con annessa Curia Provinciale che sovrintende tutti i frati della grande Provincia Patavina, ma ad essi è anche  affidata la notevole Parrocchia dell'Arcella. Inoltre nella stessa città i francescani conventuali hanno il loro seminario per il Nord Italia e collaborano pariteticamente nella neonata Facoltà del Triveneto insieme al Seminario di Padova. In diocesi hanno pure un convento a Monselice con la casa di recupero per ex tossicodipendenti e alcolisti, il Messaggero di Sant'Antonio e infine l'efficiente centro del Villaggio Sant'Antonio, con le sue mille iniziative di attività sociale e per disabili.
Non sarebbe un po' troppo, per i fraticelli padovani, avere uno di loro anche come vescovo? Nella Chiesa non si usa indulgere così facilmente al "conflitto di interessi". Non dimentichiamo che Mons. Gardin è stato Provinciale dei Frati Conventuali di Padova, Generale dell'Ordine e anche Direttore del Messaggero di Sant'Antonio.
Se era un po' credibile la nomina di monsignor Segretario alla diocesi di Treviso, pare francamente fantascientifico il suo arrivo a Padova, dalla quale - per di più - dovrebbe scalzare il granitico Mons. Antonio, che non si capisce cosa abbia fatto di male per subire un così repentino divorzio dalla sua sposa diocesana, dopo venti anni di matrimonio ecclesiale! Non mi pare che la chiesa padovana stia languendo così tanto sotto il suo episcopato, come insinuano le sibilline parole del Gazzettino.
La diocesi di Treviso, infine, ha bisogno di un Vescovo che possa durare un po' più dei cinque anni che rimangono a Mons. Mattiazzo prima della pensione. Dopotutto sarebbe ora di finirla con il walzer dei vescovi alla sede trevigiana. Ogni chiesa si merita rispetto e una guida fatta apposta per lei e di discreta stabilità.
Eppure ci sono giornalisti che la sanno lunga, e appena arriva a loro una voce messa fuori ad arte si precipitano a scrivere senza controllare se sia proprio vero. Ma si sa, quando escono le voci dai sacri palazzi di solito sono pilotate. Chi si sarebbe realisticamente aspettato Mazzoccato a Udine?
O, forse, ci sono preti con la lingua lunga e usano le "chiacchiere" per seminar zizzania e intorbidar le acque... servendosi delle penne altrui senza troppi scrupoli.
Se ci saranno davvero cambi in vista - e non è ovviamente un male che avvengano quando necessari - sarebbe meglio preoccuparsi prima di tutto del bene del popolo di Dio e della salute delle anime. Non si sostituiscono i vescovi quasi fossero funzionari delle Prefetture: non si gioca alla nomina, ma si tratta di trovare Padri per comunità cristiane. E i Padri non si cambiano perchè sono passati vent'anni.