giovedì 4 febbraio 2010

Traslazione e ostensione delle reliquie di sant'Antonio di Padova. I preparativi

Fervono i preparativi per l'ostensione di Sant'Antonio in vista di ricollocare le sue reliquie nell'altare della cappella restaurata:



Qui l'articolo dedicato ieri all'evento dal giornale AVVENIRE

mercoledì 3 febbraio 2010

Papa Benedetto e la colomba dello Spirito. Richiami iconografici e associazioni di idee

Raffaella ha pubblicato nel suo Blog questa splendida foto del papa mentre tiene la sua piccola predica domenicale all'Angelus:


A me, quella colomba che plana verso il Papa con i fogli davanti, immediatamente, ha fatto venire in mente il modo con cui si rappresenta di solito il grande papa Gregorio I Magno, a cui - non fosse altro che per il canto gregoriano e per la liturgia - il presente pontefice è molto simile.
Guardate e giudicate voi stessi:


Quando si dice CONTINUITA' tra i pontefici, si intende anche la continua assistenza dello Spirito Santo, che, come tutti sanno, predilige farsi vedere in veste di bianca colomba.

martedì 2 febbraio 2010

Hodie beata Virgo: antifona al magnificat della Presentazione al Tempio

L'antifona al Magnificat dell'odierna festa del Signore dice così:

Oggi la Vergine Maria viene al tempio
per offrire il figlio Gesù;
oggi Simeone, pieno di Spirito Santo,
accoglie Cristo e benedice Dio, alleluia.

Hodie beata virgo Maria
puerum Iesum presentavit in templo;
et Simeon repletus Spiritu Sancto
accepit eum in ulnas suas et benedixit Deum, alleluia


Ed ecco come Palestrina la mette in musica:


Se volete vedere la stessa antifona in gregoriano, potete scaricare l'intero libretto usato oggi dal Papa per i Vespri insieme ai Religiosi e consacrati:
http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2010/20100202.pdf

Annunciati due nuovi documenti per la Vita Consacrata

Il cardinal F. Rodé (foto a lato) ha annunciato oggi a Radio Vaticana che sono in preparazione due nuovi documenti sulla Vita consacrata: uno sui "religiosi fratelli" (che il card. chiama, con locuzione antiquata e superata: "fratelli laici"),  specie di religiosi che per sua Eminenza sarebbero molto simili ai Panda... per via dell'estinzione.
L'altro documento preannunciato tratterà anche della necessità della formazione liturgica dei consacrati e delle consacrate.... interessante davvero...

Il 2 febbraio è come sempre una Giornata di preghiera, di riflessione e d’incontro, ma anche l’occasione per fare il punto sui progetti della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Romilda Ferrauto ne ha parlato con il cardinale Franc Rodé, prefetto del dicastero:

R. – In questi ultimi tempi abbiamo riflettuto sulla figura del fratello laico nelle Congregazioni religiose di fratelli e nelle Congregazioni religiose miste di sacerdoti e fratelli. Costatiamo che negli ultimi decenni il numero dei fratelli laici è calato molto: i fratelli delle scuole cristiane – ad esempio - erano 16 mila nel ’65; oggi non arrivano a 5 mila. Si tratta di un calo enorme. Dobbiamo dire che purtroppo tutte le Congregazioni di fratelli hanno delle grandi difficoltà. E questo anche riguardo alle Congregazioni miste di sacerdoti e fratelli: il numero dei fratelli è calato molto di più rispetto al numero dei sacerdoti. C’è dunque un problema e c’è qualcosa da fare. Noi pensiamo che una delle ragioni del calo di queste vocazioni di fratelli laici sia dovuta proprio ad una certa mancanza di attenzione da parte della Chiesa a questa figura di cristiano consacrato del fratello laico: né il Vaticano II, né i documenti post-conciliari hanno infatti ribadito l’importanza di questa vocazione. Ci sono delle allusioni qua e là, ma non c’è niente di più. Noi vogliamo fare un documento dedicato specificatamente a questa figura del fratello laico, che è una figura autonoma, una figura che ha un senso in se stessa, che ha un’identità propria. Un fratello laico non è – come si pensa spesso e come la gente crede – qualcuno che non ha potuto, non ha voluto o non poteva per qualche ragione diventare prete. Si tratta di una vocazione che ha una logica in se stessa, che ha una missione particolare nella Chiesa: e la storia lo prova ampiamente. Pensiamo, ad esempio, al ruolo importante che hanno avuto le Congregazioni dei fratelli nella formazione e nell’educazione dei giovani, con tantissimi collegi ed università in tanti Paesi. Pensiamo anche alla santità: sono tanti i fratelli che sono stati canonizzati, soprattutto fratelli delle Società miste, tra i Cappuccini così come tra i Gesuiti ci sono tantissimi fratelli che sono stati canonizzati. Si tratta, dunque, di una bella figura del cristiano consacrato, impegnato nella missione della Chiesa e che deve ora essere valorizzata nella Chiesa.

D. – Dunque ci sarà la pubblicazione di un documento…

R. – Sì, la pubblicazione di un documento sui fratelli laici mi auguro possa uscire già per l’autunno prossimo.

D. – La Congregazione è anche impegnata su una riflessione sull’importanza della preghiera…

R. – Alcuni dicono che oggi i religiosi e le religiose pregano troppo poco. Io non lo so, non so se sia vero e certo mi auguro che non lo sia. La preghiera presenta oggi delle difficoltà, che forse in un tempo passato, in un tempo in cui il ritmo della vita era un po’ più umano e non c’era tanto stress, non c’era tanto rumore, forse la preghiera, il raccoglimento, la concentrazione, il pensiero, la mente che si elevava verso Dio erano molto più facili. Oggi in un mondo così movimentato come il nostro, la preghiera diventa certamente più difficile. Noi dobbiamo mettere l’accento sulla assoluta necessità della preghiera nella vita spirituale di un consacrato e di una consacrata. Questo vogliamo cercare di farlo con la realizzazione di un documento che stiamo preparando. C’è poi anche un altro punto di vista: il cardinale Cañizares, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha avuto l’idea – che mi ha proposto – di fare un documento interdicasteriale, con una prima parte affidata al nostro dicastero ed una seconda curata dal dicastero per il Culto Divino, sulla formazione liturgica dei religiosi e delle religiose. Anche questo mi sembra di grande importanza perché da una parte c’è una certa “ignoranza”, una certa mancanza di conoscenza e di formazione liturgica nei giovani religiosi e religiose; dall’altra ci sono anche delle fantasie liturgiche che non sono sempre di buon gusto e che non corrispondono al desiderio e alla volontà della Chiesa e allo spirito stesso della Liturgia. Certi correttivi appaiono, dunque, necessari. Questa parte sarà compito della Congregazione per il Culto Divino e faremo insieme un documento unico, composto da due parti, quella relativa alla preghiera e quella relativa alla formazione liturgica. Io penso che ambedue le parti siano necessarie e saranno – mi auguro – di profitto per la vita spirituale dei religiosi e delle religiose.

© Copyright Radio Vaticana

lunedì 1 febbraio 2010

Sant'Antonio va in Sri Lanka

I Cattolici Srilankesi di entrambe le etnie (cingalesi & tamil) sono molto (ma molto assai) devoti di Sant'Antonio. Ogni anno affollano il santuario Padovano, soprattutto il 1° maggio, in occasione del pellegrinaggio degli immigrati dallo Sri Lanka in Italia (6-7 mila persone). Questo evento è il più grande raduno al mondo di Srilankesi fuori della loro patria.
Quest'anno, per marcare i festeggiamenti del 175° anniversario dell'erezione del Santuario Nazionale dedicato a Sant'Antonio nello Sri Lanka, il lungimirante e amato arcivescovo Malcom Ranjith, che ben conosciamo in Italia come ex segretario della Congregazione per il Culto Divino, ha organizzato una visita delle reliquie del Santo nell'isola di Ceylon dal 5 al 18 marzo.
E' un momento particolare per gli abitanti dello Sri Lanka. Finita la guerra al terrorismo delle Tigri Tamil, conclusasi la successiva campagna elettorale per le elezioni presidenziali, si apre ora un tempo di riconciliazione nazionale e di rilancio. La Chiesa locale - avveduta - sa che la visita di Sant'Antonio può essere un momento religioso intenso e un importante occasione di catechesi sulla concordia e la pace.
Il Santo dei miracoli, Santo dei poveri e dei dimenticati, farà di certo la sua parte nel portare speranza e unità a questo paese dell'Asia, nel nome di quel Gesù Bambino che Antonio dovunque porta sempre con sé: Parola fatta carne per la salvezza del mondo.
Il programma della visita è già presente nel sito dell'Arcidiocesi di Colombo. Grazie fin d'ora a quanti vorranno unirsi nella preghiera per questa importante e delicata missione.

sabato 30 gennaio 2010

San Francesco e la Chiesa: il rapporto dei francescani con "il Signor Papa".

Dopo alcuni giorni di ritiro spirituale e di silenzio, eccomi di nuovo, ristorato e ritemprato nell'anima e nel corpo, nell'areopago digitale.
E per recuperare il tempo trascorso, vi sottopongo - se già non l'avete letta - la catechesi che il Papa ha dedicato al Padre San Francesco mercoledì scorso, 27 gennaio 2010.
Il taglio interessante è la lettura del rapporto tra Francesco e la Chiesa. E non la Chiesa locale, attenzione! E' chiaro fin dall'origine dell'Ordine, che la relazione e i "canali di comunicazione" e di obbedienza sono prioritariamente con la dimensione universale della Chiesa, rappresentata dal Pontefice. A lui direttamente Francesco si rivolge. Dal Papa cerca conferma e a lui direttamente promette obbedienza. Una novità per i suoi tempi, e possiamo dire una novità profetica, di cui c'è tanto bisogno anche oggi.

L'Ordine Francescano è per regola e per ispirazione del Fondatore uno strumento carismatico nella mani del Papa. Benedetto XVI, come si vede nella catechesi, ne ha piena coscienza. Ora tocca ai francescani rinnovare questa certezza anche in loro.

Cari fratelli e sorelle,
in una recente catechesi, ho già illustrato il ruolo provvidenziale che l’Ordine dei Frati Minori e l’Ordine dei Frati Predicatori, fondati rispettivamente da san Francesco d’Assisi e da san Domenico da Guzman, ebbero nel rinnovamento della Chiesa del loro tempo. Oggi vorrei presentarvi la figura di Francesco, un autentico “gigante” della santità, che continua ad affascinare moltissime persone di ogni età e di ogni religione.

“Nacque al mondo un sole”. Con queste parole, nella Divina Commedia (Paradiso, Canto XI), il sommo poeta italiano Dante Alighieri allude alla nascita di Francesco, avvenuta alla fine del 1181 o agli inizi del 1182, ad Assisi. Appartenente a una ricca famiglia – il padre era commerciante di stoffe –, Francesco trascorse un’adolescenza e una giovinezza spensierate, coltivando gli ideali cavallereschi del tempo. A vent’anni prese parte ad una campagna militare, e fu fatto prigioniero. Si ammalò e fu liberato. Dopo il ritorno ad Assisi, cominciò in lui un lento processo di conversione spirituale, che lo portò ad abbandonare gradualmente lo stile di vita mondano, che aveva praticato fino ad allora. Risalgono a questo periodo i celebri episodi dell’incontro con il lebbroso, a cui Francesco, sceso da cavallo, donò il bacio della pace, e del messaggio del Crocifisso nella chiesetta di San Damiano. Per tre volte il Cristo in croce si animò, e gli disse: “Va’, Francesco, e ripara la mia Chiesa in rovina”. Questo semplice avvenimento della parola del Signore udita nella chiesa di S. Damiano nasconde un simbolismo profondo. Immediatamente san Francesco è chiamato a riparare questa chiesetta, ma lo stato rovinoso di questo edificio è simbolo della situazione drammatica e inquietante della Chiesa stessa in quel tempo, con una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, con un clero poco zelante, con il raffreddarsi dell’amore; una distruzione interiore della Chiesa che comporta anche una decomposizione dell’unità, con la nascita di movimenti ereticali. Tuttavia, in questa Chiesa in rovina sta nel centro il Crocifisso e parla: chiama al rinnovamento, chiama Francesco ad un lavoro manuale per riparare concretamente la chiesetta di san Damiano, simbolo della chiamata più profonda a rinnovare la Chiesa stessa di Cristo, con la sua radicalità di fede e con il suo entusiasmo di amore per Cristo. Questo avvenimento, accaduto probabilmente nel 1205, fa pensare ad un altro avvenimento simile verificatosi nel 1207: il sogno del Papa Innocenzo III. Questi vede in sogno che la Basilica di San Giovanni in Laterano, la chiesa madre di tutte le chiese, sta crollando e un religioso piccolo e insignificante puntella con le sue spalle la chiesa affinché non cada. E’ interessante notare, da una parte, che non è il Papa che dà l’aiuto affinché la chiesa non crolli, ma un piccolo e insignificante religioso, che il Papa riconosce in Francesco che Gli fa visita. Innocenzo III era un Papa potente, di grande cultura teologica, come pure di grande potere politico, tuttavia non è lui a rinnovare la Chiesa, ma il piccolo e insignificante religioso: è san Francesco, chiamato da Dio. Dall’altra parte, però, è importante notare che san Francesco non rinnova la Chiesa senza o contro il Papa, ma solo in comunione con lui.  [Il Papa, immedesimandosi in Innocenzo III, dà la sua lettura del tradizionale sogno: dal basso si opera, dall'alto si riconosce che l'opera viene da Dio] Le due realtà vanno insieme: il Successore di Pietro, i Vescovi, la Chiesa fondata sulla successione degli Apostoli e il carisma nuovo che lo Spirito Santo crea in questo momento per rinnovare la Chiesa. Insieme cresce il vero rinnovamento.

Ritorniamo alla vita di san Francesco. Poiché il padre Bernardone gli rimproverava troppa generosità verso i poveri, Francesco, dinanzi al Vescovo di Assisi, con un gesto simbolico si spogliò dei suoi abiti, intendendo così rinunciare all’eredità paterna: come nel momento della creazione, Francesco non ha niente, ma solo la vita che gli ha donato Dio, alle cui mani egli si consegna. Poi visse come un eremita, fino a quando, nel 1208, ebbe luogo un altro avvenimento fondamentale nell’itinerario della sua conversione. Ascoltando un brano del Vangelo di Matteo – il discorso di Gesù agli apostoli inviati in missione –, Francesco si sentì chiamato a vivere nella povertà e a dedicarsi alla predicazione. Altri compagni si associarono a lui, e nel 1209 si recò a Roma, per sottoporre al Papa Innocenzo III il progetto di una nuova forma di vita cristiana. Ricevette un’accoglienza paterna da quel grande Pontefice, che, illuminato dal Signore, intuì l’origine divina del movimento suscitato da Francesco. Il Poverello di Assisi aveva compreso che ogni carisma donato dallo Spirito Santo va posto a servizio del Corpo di Cristo, che è la Chiesa; pertanto agì sempre in piena comunione con l’autorità ecclesiastica. Nella vita dei santi non c’è contrasto tra carisma profetico e carisma di governo e, se qualche tensione viene a crearsi, essi sanno attendere con pazienza i tempi dello Spirito Santo.

In realtà, alcuni storici nell’Ottocento [Il Romanticismo anti-istituzionale che tanta scuola ha fatto!!] e anche nel secolo scorso hanno cercato di creare dietro il Francesco della tradizione, un cosiddetto Francesco storico, così come si cerca di creare dietro il Gesù dei Vangeli, un cosiddetto Gesù storico. Tale Francesco storico non sarebbe stato un uomo di Chiesa, ma un uomo collegato immediatamente solo a Cristo, un uomo che voleva creare un rinnovamento del popolo di Dio, senza forme canoniche e senza gerarchia. La verità è che san Francesco ha avuto realmente una relazione immediatissima con Gesù e con la parola di Dio, che voleva seguire sine glossa, così com’è, in tutta la sua radicalità e verità. E’ anche vero che inizialmente non aveva l’intenzione di creare un Ordine con le forme canoniche necessarie, ma, semplicemente, con la parola di Dio e la presenza del Signore, egli voleva rinnovare il popolo di Dio, convocarlo di nuovo all’ascolto della parola e all’obbedienza verbale con Cristo. Inoltre, sapeva che Cristo non è mai “mio”, ma è sempre “nostro”, che il Cristo non posso averlo “io” e ricostruire “io” contro la Chiesa, la sua volontà e il suo insegnamento, ma solo nella comunione della Chiesa costruita sulla successione degli Apostoli si rinnova anche l’obbedienza alla parola di Dio.

E’ anche vero che non aveva intenzione di creare un nuovo ordine, ma solamente rinnovare il popolo di Dio per il Signore che viene. Ma capì con sofferenza e con dolore che tutto deve avere il suo ordine, che anche il diritto della Chiesa è necessario per dar forma al rinnovamento e così realmente si inserì in modo totale, col cuore, nella comunione della Chiesa, con il Papa e con i Vescovi. [La comunione prima dei progetti personali, anche di quelli buoni. Ci pensino i "crociati" di ogni riforma nella Chiesa, anche quelli che si richiamano alla Tradizione, facendo a pezzi la comunione con i vescovi...] Sapeva sempre che il centro della Chiesa è l’Eucaristia, dove il Corpo di Cristo e il suo Sangue diventano presenti. Tramite il Sacerdozio, l’Eucaristia è la Chiesa. Dove Sacerdozio e Cristo e comunione della Chiesa vanno insieme, solo qui abita anche la parola di Dio. Il vero Francesco storico è il Francesco della Chiesa e proprio in questo modo parla anche ai non credenti, ai credenti di altre confessioni e religioni.

Francesco e i suoi frati, sempre più numerosi, si stabilirono alla Porziuncola, o chiesa di Santa Maria degli Angeli, luogo sacro per eccellenza della spiritualità francescana. Anche Chiara, una giovane donna di Assisi, di nobile famiglia, si mise alla scuola di Francesco. Ebbe così origine il Secondo Ordine francescano, quello delle Clarisse, un’altra esperienza destinata a produrre frutti insigni di santità nella Chiesa.

Anche il successore di Innocenzo III, il Papa Onorio III, con la sua bolla Cum dilecti del 1218 sostenne il singolare sviluppo dei primi Frati Minori, che andavano aprendo le loro missioni in diversi paesi dell’Europa, e persino in Marocco. Nel 1219 Francesco ottenne il permesso di recarsi a parlare, in Egitto, con il sultano musulmano Melek-el-Kâmel, per predicare anche lì il Vangelo di Gesù. Desidero sottolineare questo episodio della vita di san Francesco, che ha una grande attualità. In un’epoca in cui era in atto uno scontro tra il Cristianesimo e l’Islam, Francesco, armato volutamente solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia la via del dialogo. Le cronache ci parlano di un’accoglienza benevola e cordiale ricevuta dal sultano musulmano. È un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione (cfr Nostra Aetate, 3). Sembra poi che nel 1220 Francesco abbia visitato la Terra Santa, gettando così un seme, che avrebbe portato molto frutto: i suoi figli spirituali, infatti, fecero dei Luoghi in cui visse Gesù un ambito privilegiato della loro missione. Con gratitudine penso oggi ai grandi meriti della Custodia francescana di Terra Santa.

Rientrato in Italia, Francesco consegnò il governo dell’Ordine al suo vicario, fra Pietro Cattani, mentre il Papa affidò alla protezione del Cardinal Ugolino, il futuro Sommo Pontefice Gregorio IX, l’Ordine, che raccoglieva sempre più aderenti. Da parte sua il Fondatore, tutto dedito alla predicazione che svolgeva con grande successo, redasse una Regola, poi approvata dal Papa.

Nel 1224, nell’eremo della Verna, Francesco vede il Crocifisso nella forma di un serafino e dall’incontro con il serafino crocifisso, ricevette le stimmate; egli diventa così uno col Cristo crocifisso: un dono, quindi, che esprime la sua intima identificazione col Signore.

La morte di Francesco – il suo transitus – avvenne la sera del 3 ottobre 1226, alla Porziuncola. Dopo aver benedetto i suoi figli spirituali, egli morì, disteso sulla nuda terra. Due anni più tardi il Papa Gregorio IX lo iscrisse nell’albo dei santi. Poco tempo dopo, una grande basilica in suo onore veniva innalzata ad Assisi, meta ancor oggi di moltissimi pellegrini, che possono venerare la tomba del santo e godere la visione degli affreschi di Giotto, pittore che ha illustrato in modo magnifico la vita di Francesco.

È stato detto che Francesco rappresenta un alter Christus, era veramente un’icona viva di Cristo. Egli fu chiamato anche “il fratello di Gesù″. In effetti, questo era il suo ideale: essere come Gesù; contemplare il Cristo del Vangelo, amarlo intensamente, imitarne le virtù. In particolare, egli ha voluto dare un valore fondamentale alla povertà interiore ed esteriore, insegnandola anche ai suoi figli spirituali. La prima beatitudine del Discorso della Montagna – Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3) – ha trovato una luminosa realizzazione nella vita e nelle parole di san Francesco. Davvero, cari amici, i santi sono i migliori interpreti della Bibbia; essi, incarnando nella loro vita la Parola di Dio, la rendono più che mai attraente, così che parla realmente con noi. La testimonianza di Francesco, che ha amato la povertà per seguire Cristo con dedizione e libertà totali, continua ad essere anche per noi un invito a coltivare la povertà interiore per crescere nella fiducia in Dio, unendo anche uno stile di vita sobrio e un distacco dai beni materiali.

In Francesco l’amore per Cristo si espresse in modo speciale nell’adorazione del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Nelle Fonti francescane si leggono espressioni commoventi, come questa: “Tutta l’umanità tema, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, vi è Cristo, il Figlio del Dio vivente. O favore stupendo! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi per la nostra salvezza, sotto una modica forma di pane” (Francesco di Assisi, Scritti, Editrici Francescane, Padova 2002, 401).

In quest’anno sacerdotale, mi piace pure ricordare una raccomandazione rivolta da Francesco ai sacerdoti: “Quando vorranno celebrare la Messa, puri in modo puro, facciano con riverenza il vero sacrificio del santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo” (Francesco di Assisi, Scritti, 399). Francesco mostrava sempre una grande deferenza verso i sacerdoti, e raccomandava di rispettarli sempre, anche nel caso in cui fossero personalmente poco degni. Portava come motivazione di questo profondo rispetto il fatto che essi hanno ricevuto il dono di consacrare l’Eucaristia. Cari fratelli nel sacerdozio, non dimentichiamo mai questo insegnamento: la santità dell’Eucaristia ci chiede di essere puri, di vivere in modo coerente con il Mistero che celebriamo.

Dall’amore per Cristo nasce l’amore verso le persone e anche verso tutte le creature di Dio. Ecco un altro tratto caratteristico della spiritualità di Francesco: il senso della fraternità universale e l’amore per il creato, che gli ispirò il celebre Cantico delle creature. È un messaggio molto attuale. Come ho ricordato nella mia recente Enciclica Caritas in veritate, è sostenibile solo uno sviluppo che rispetti la creazione e che non danneggi l’ambiente (cfr nn. 48-52), e nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho sottolineato che anche la costruzione di una pace solida è legata al rispetto del creato. Francesco ci ricorda che nella creazione si dispiega la sapienza e la benevolenza del Creatore. La natura è da lui intesa proprio come un linguaggio nel quale Dio parla con noi, nel quale la realtà diventa trasparente e possiamo noi parlare di Dio e con Dio.

Cari amici, Francesco è stato un grande santo e un uomo gioioso. La sua semplicità, la sua umiltà, la sua fede, il suo amore per Cristo, la sua bontà verso ogni uomo e ogni donna l’hanno reso lieto in ogni situazione. Infatti, tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto. Uno scrittore francese ha detto che al mondo vi è una sola tristezza: quella di non essere santi, cioè di non essere vicini a Dio. Guardando alla testimonianza di san Francesco, comprendiamo che è questo il segreto della vera felicità: diventare santi, vicini a Dio!

Ci ottenga la Vergine, teneramente amata da Francesco, questo dono. Ci affidiamo a Lei con le parole stesse del Poverello di Assisi: “Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te nata nel mondo tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, Madre del santissimo Signor nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo: prega per noi… presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e Maestro” (Francesco di Assisi, Scritti, 163).